L' ALTRO LATO DELLA VITA di Lelena Pink

 

 

Siria, una giovane siciliana, affronta le sue avventure con coraggio. In una Palermo moderna la giovane vive i suoi affetti riuscendo a scindere i doveri verso se  stessa e quelli verso le problematiche legate al suo passato. Andrea incrocia Siria come un eclisse e si ribalta nella sua vita in modo preciso e voluttuoso...

Prologo

 Era stata una sorpresa per me riconoscere di non aver capito niente dell'amore. Per tutta la vita avevo aspettato quel giorno, avevo aspettato che il mio ipotetico lui fosse mio per sempre senza intoppi di nessun genere, ma, in un giorno senza significato, ho capito di aver sbagliato. L'amore era fiducia e quando lo capii amai di più e nel modo giusto. Andrea aveva tono e una parlantina che stordiva anche chi teneva i para- orecchi, per non parlare delle sue barzellette a tema, insomma sembrava l'uomo perfetto ma.......

1 Capitolo

       Lavoravo presso una ditta di profumi, ero la responsabile vendite per l'estero e per questo, ero spesso in giro per lavoro. Il mio amico più fedele era il mio telefono portatile, un enorme telefono portatile. Era inevitabile. Non appena avevo uno straccio di tempo, infilavo mano in borsa e uscivo il giocattolino e componevo il suo numero per poter avere contatti con lui. Una volta ricordo che in aeroporto a Berlino stetti più di mezz'ora alla toilette a parlargli. Era l'unico punto dove prendeva la linea e io potevo perdermi in lui. Ero innamoratissima! Sfido chiunque... Andrea era un giovane con i capelli scuri, lisci e setosi, occhi celesti dentro i quali chiunque ci si sarebbe tuffato. Il suo profumo sapeva di olio profumato, il suo alito era sempre fresco. Chi non si sarebbe innamorata di lui! Allora il suo accento francese era ancora più forte perché aveva vissuto quasi tutta la sua vita in Canada, nel Quebec. I suoi genitori erano oriundi siciliani, di un paese sperduto di quella terra meravigliosa che era anche la mia, ma non capisco ancora oggi a quale generazione fosse riconducibile. Uno dei suoi antenati era emigrato in quella terra lontana quando aveva appena 20 anni, spingendosi troppo lontano da non poter più tornare. Non domandai più nulla ad Andrea e né lui me ne fece accenno alcuno. Seppi solo che tra i genitori c'era stato un amore condiviso nel tempo fondato sul rispetto e doveri. Dal loro “amore” era nato lui, era nato Andrea. Quando l'ho visto la prima volta, ricordo che ero a New York, durante il mio primo viaggio di lavoro. Avevo fatto un viaggio terribile, ero stanchissima, non avevo chiuso occhio sull'aereo. Arrivai barcollando in hotel. Presi le chiavi della camera e, mentre stavo per andare su, la melodia di un pianoforte mi paralizzò. Ricordo perfettamente la sensazione: mi vedevo ancorata su una poltrona con in mano un bicchiere di crema di caffè con ghiaccio a rilassarmi a suon di tasti bianchi e neri. Passando da un corridoio per raggiungere l'origine di quella melodia, mi intravidi riflessa su un specchio, ero davvero orrenda con il trucco quasi inesistente e i capelli? Mamma mia...avevo bisogno di dormire, di ricrearmi e soprattutto di rilassarmi, ma feci finta di non badarci più di tanto e superando specchio e corridoio, raggiunsi il salone. C'erano pochissime persone al bar, quasi tutti uomini, due sole donne bellissime sedute al bancone. Bene, così passerò inosservata. Allora mi fermai e mi sedetti su una poltrona di pelle bianca molto comoda. Quel suono divenne immagine all'improvviso. Ordinai il mio solito bicchiere e sorseggiando sonnecchiavo a suon di Bach. Il pianista era di spalle, ma sembrava mi guardasse nell'anima leggendo ciò che io desideravo ascoltare. Guardavo le sue mani. Erano belle forti e lunghe. Saltavano su quei tasti come due ballerini di salsa. Ogni tanto il suo profilo incrociava lo specchio e si intravedeva il suo viso. Sembrava meritare la mia curiosità. In realtà amavo tutti i generi musicali, anche la classica, senza alcuna competenza tecnica. Quella melodia mi dava un giusto equilibrio tra la mente e il cuore . Osservavo la sua figura, il suo modo di suonare, i capelli scuri che sembravano luccicassero con il riflesso delle luci della sala e quasi riflettevano ad intermittenza a suon di musica. Io continuavo a sorseggiare il mio cremoso drink e quasi speravo che lui si girasse cosicché potessi guardarlo in viso e verificare che fosse sensuale come l'uso delle dita su quello strumento. Ad un certo momento un uomo si diresse di corsa verso il pianista e lui di scatto si allontanò dal piano. Avevo aspettato una bella mezz'ora quella sera. Il mio bicchiere si svuotò e lui non fece più di ritorno. Ero andata a letto con la stessa sensazione che provavo da bambina quando, a natale, andavo a letto la sera sapendo che l'indomani avrei comunque aperto i regali sotto l'albero, senza ancora sapere cosa mi aspettasse se un cagnolino di peluche o una giostra con la corda... Arrivata in camera, tolsi i vestiti e senza troppe idee m'infilai sotto la doccia . Quasi ancora bagnata mi distesi sulle lenzuola, seta sulla mia pelle ancora umida.

SOUL

Non avevo mai dormito così profondamente tanto che quando fu mattina mi svegliai senza capire dove mi trovassi, su quale letto fossi, in quale paese mi trovavo. Avevo una fame da lupi e tutto ciò che volevo era una luculliana colazione e iniziare subito ciò per cui avevo fatto tutto questo lunghissimo viaggio. Non pensai quella mattina né a ciò che avevo vissuto la sera prima né a quello che sarebbe successo durante questa permanenza a NYC. Ricordo ancora quelle strade di New York piene di colori, di gente di tutte le etnie e soprattutto durante quel breve sprazzo di strada a piedi, il suono di tutta quella gente che parlava in tutte le lingue. Certo era molto differente dalla Sicilia... In Sicilia tutto è uniforme ancor oggi, dal colore della pelle, la cadenza pesantemente calda, agli odori fuori dalle porte di casa ad ogni ora del giorno di cose cucinate con maestria ma nella sua uniformità un non so ché di colorato... A New York è tutto gigante dalle strade alle pubblicità sui muri, tutto realizzato quasi a sottolineare " Io esisto". Dopo il mio appuntamento, per altro andato bene, mi diressi subito in albergo per riflettere su come avrei agito l'indomani per bloccare l'affare. Quello sarebbe stato il mio primo vero affare ed ero quasi certa che Mr. Brown, il presidente della Comunity Parfum Word, avrebbe messo la sua firma sul contratto che già dall'Italia avevo preparato con cura. Erano già le 18:00 ed ero molto stanca. Mentre ero in camera sotto il getto di acqua calda, riecheggiò nella mia mente quella melodia e l'immagine del pianista. Ero pronta mentalmente a scendere al bar e prendere un aperitivo ma mancava un particolare che al momento sembrava veramente importante, l'abito giusto. La mia valigia non era un bagaglio normale ma sembrava uno di quelli che portavano le grandi attrici di altri tempi durante le loro tappe. C'era di tutto, vestitini, vestiti da sera, tailleur di gonna e di pantalone, persino il costume da bagno...ero pronta a tutto. Così lo specchio diventò Lory la mia più' cara amica che sin da piccole era da me delegata a critiche di ogni genere su cosa avrei messo indosso per uscire con i ragazzi. Presi il vestito da sera, lo indossai, ma mi sentii subito goffa e un po' ridicola in quanto timorosa che qualcuno potesse pensare che ero in cerca di uomini, il che era in parte vero...quindi cambiai genere e indossai un vestitino sopra il ginocchio, nero, molto semplice ma in verità mi sentivo molto sexy. Un trucco leggero sul mio viso, un rossetto rosso sulle mie labbra, i capelli raccolti legati da un bellissimo fermacapelli di legno scuro che avevo comprato nel mio precedente viaggio di piacere. Ero già in ascensore che ammiravo me stessa allo specchio facendo mille smorfie e assumendo mille posizioni per riconoscermi nelle sembianze di una donna sexy...lo ero, mi ci sentivo, volevo esserlo. Apertasi la porta dell'ascensore, percorsi il lungo corridoio e arrivai al bar. Ero pronta ad affondare le dita dentro una torta... Andai al bancone e ordinai un analcolico bianco. Mi voltai intorno e non vidi anime, la mia attenzione era rivolta al pianoforte. Lui non c'era, al suo posto una bambina che strimpellava e cantava in spagnolo una canzone che non avevo mai sentito. Battevo la lingua sul bicchiere come per battere il tempo del motivetto fin quando dell'analcolico non vi fu più traccia. Avevo deciso che sarei andata a cenare al ristorantino poco lontano dall'hotel che alla reception mi aveva consigliato la segretaria che sembrava una modella in pensione. Dentro quel posto c' era una temperatura quasi irreale dove sembrava si ritrovassero gli amici dopo una giornata infernale. C'era un gruppo di ragazzi intorno alla trentina che brindava ad un tavolo, festeggiavano un compleanno. Il ristorantino era molto carino e illuminato. Sui muri c'era un gioco di colori, sembrava che un pittore spennellasse arancio e giallo, a volte anche rosso. Ad ogni tavolo la sua candela quasi a sottolineare l'originalità, la serata, il momento. Era un ristorante spagnolo e anche li c'era un pianoforte ma anche una chitarra. Sembrava aspettassero un la per poter prendere vita, ma nessuno in tutta la serata si avvicinò mai ad essi. Il tovagliato era curatissimo, la tavola apparecchiata come nelle riviste, posate molto belle che davano soddisfazione alla presa perché sottili e armoniose. C'era persino un segnaposto particolare che non era altro che un panino a forma di fiore dentro un tovagliolo giallo e rosso a forma di cestello e un menù tra i più ricercati che avessi mai visto. Aspettavo con trepidazione qualcuno che arrivasse per poter ordinare...avevo una fame da lupi. Non vedevo l'ora di mettere qualcosa tra i denti. Arrivò un cameriere che tutto aveva tranne che quell'aria. Sembrava più un attore, un artista, qualcuno le cui parole e movimenti sembravano usciti da una scuola di teatro, ma allo stesso tempo odorava di naturalezza. Mi dette il benvenuto in spagnolo ed io risposi allo stesso modo pur non conoscendo il resto del vocabolario. Mi guardava con curiosità come se accarezzasse le parti nude del mio corpo. Sarà stato lo spagnolo, saranno stati i suoi occhi, questo non lo so ma aveva tutto quello che avrei voluto in quel momento. La cosa più bella era il fatto che mi avrebbe servito la cena e che l'avrebbe fatto con attenzione, con tutto il suo savoir faire. Cosa avrei potuto volere di più? Ogni tanto dall'altro tavolo la gente lo acclamava e lui alzava il suo calice e brindava da lontano gridando non so quale parola in spagnolo. Era eccitante e quando si avvicinava per portare qualcosa al mio tavolo mi sentivo il sangue ribollire. La mia timidezza diventò sfrontatezza, la mia solitudine diventò voglia di averlo ma anche di inventarlo, di toccarlo. Ed ero ancora all'antipasto... Avevo appena finito di gustare la paella con verdure quando i ragazzi del tavolo di fronte alzarono per l'ennesima volta il calice. Qualcuno gridò verso il cameriere qualcosa e lui si diresse al mio tavolo tendendomi una mano come ad invitarmi a seguirlo. Naturalmente un soldato sarebbe stato più lento al posto mio ad alzarsi e mettersi sugli attenti. Non capivo un accidenti di tutto quello che dicevano ma ogni tanto qualche parola in italiano mi diceva che erano amici e che potevo condividere una bevuta con loro. Quell'episodio mi ricordò dopo il film di E.T. Io naturalmente ero E.T. Mentre tutti erano intenti a brindare per augurare il buon compleanno all'amico, l'uomo che mi serviva al tavolo e che per tutto quel tempo mi tenne per mano si girò, mi guardò e avvicinando il calice al mio, disse:< andrea="">>. Passarono pochissimo istanti dal momento in cui io gli dissi il mio nome, ma la sua voce fu così suadente e sexy che non appena pronunciai il mio nome fu come un ritorno da un viaggio astrale. <>, gli risposi. Da quel momento la sangria ed io eravamo la stessa cosa. I tavoli come se avessero ruote sotto i piedi furono spostati velocemente ai lati della sala e quel luogo così caldo divenne una balera in un fiat. Tutti i miei nuovi amici ballavano senza mai fermarsi, musica spagnola...era un delirio. Vicina alla mezzanotte sentivo i piedi molto stanchi, quindi salutai tutti, pagai il conto e con un semplice olà uscii dal ristorantino più carino che avessi mai visto sino a quel momento. Tornata in hotel, dopo aver preso la chiave alla reception, mi avvicinai alla sala del bar quasi sperando che ci fosse la stessa atmosfera della sera prima. Ero già al bancone ad ordinare il mio bicchiere di crema di caffè e mi sentivo tanto sola senza un uomo accanto . Ero alla ricerca di un uomo per la prima volta in vita mia. Rimasi ad osservare inebetita le luci della città dall' ampia finestra della sala bar, una musica in sottofondo inebriava le mie orecchie ma qualcosa mancava, il suono di quel piano, quelle mani che avanti e indietro muovevano l'inafferrabile. Ma lui non c'era... Avevo appena posato il bicchiere vuoto sul bancone e mi accorsi che il barman si era defilato, del resto era già notte. La sala era accogliente anche senza nessuno attorno, la musica della filodiffusione andava avanti da sola ed io non sapevo come fermare quell'atmosfera di grande distensione che vivevo nel mio cuore. Quel momento mi riportò alla mente a molti anni prima quando mio padre oziava sulla sua poltrona con in mano un libro che parlava di scienza cinetica. Ero molto legata a lui ma a causa de suo lavoro che lo portava sempre fuori città, sentivo sempre quel fastidioso imbarazzo in sua presenza se non nei momenti quando lo osservavo leggere i suoi amati libri. .. Mentre stavo dirigendomi verso la reception , l'accordo più caldo che si potesse sentire mi aveva già oltrepassato. Era il mio pianista? Rimasi bloccata, quasi paralizzata, non sapevo se portare la gamba in avanti o indietro...dunque mi voltai e senza indugi mi diressi verso di lui . >, risposi balbettando. Era lui, il cameriere del ristorantino. Mi fece cenno di sedermi vicino a lui e mi sentii un elettricità dentro da spiazzare una centrale elettrica. Non ci rivolgemmo una parola, poi lui mi prese la mano me la sfiorò con le sue labbra carnose e se ne andò. Io rimasi lì un attimo senza sapere cosa fare, poi andai in camera e mi buttai sul letto e mi addormentai dentro i sogni più indicibili.

2. Capitolo - Soul

3. Capitolo - Rose

ROSE

 

Ero già sul taxi che mi portava da Mr. Brown alla 5th avenue.

Finalmente arrivata, non appena chiusi lo sportello del taxi, feci un provvidenziale sospiro forse per prendere coraggio; dopotutto dovevo affrontare il consiglio d'amministrazione e convincerli che la mia proposta era una buona proposta. Sapevo già che non li avrei convinti prima che passasse la settimana quindi mi misi calma e feci la mia anticamera prima di entrare.

Un suono dal telefono indicava che potevo accomodarmi, lo capii subito dal fatto che subito dopo la segretaria con tacchi a spillo si alzò e con fare quasi aristocratico mi invitò ad entrare. Le gambe un po' mi tremavano; ero lì adesso in compagnia dei maggiori azionisti che mi guardavano come se avessero riconosciuto in me una Diva italiana, naturalmente erano tutti uomini.

Avevo indosso un tailleur grigio perla e sotto la giacca un body verde acqua, le scarpe nere con un po' di tacco , una borsa nera piccola a tracolla e la borsa da lavoro verde acqua senza farlo apposta come il body. Mi ero seduta per la prima volta in vita mia su una sedia di pelle nera, con le ruote sotto i piedi. Volevo che pensassero che non era la prima volta che affrontavo un affare così importante. Per un istante pensai a quel film americano ”Una donna in carriera” ed fui pronta ad affondare la mia vita in quell'impasto emotivo che si chiama coraggio... Dopo pochi istanti entrò Mr. Brown che, appena mi vide lì seduta e forse anche un po' spaesata, si avvicinò e con tanta galanteria mi prese la mano e me la strinse, ma quello era più un baciamano che altro. Pensai che in questa città gli uomini erano uomini di un tempo, quelli di cui mi parlava mia nonna. Per un istante la vidi seduta di fronte a me con il suo bel faccino che annuiva come per dirmi < hai="" visto="" che="" uomini?!="">>. E con fare da strega la invitai a rimanere lì seduta per tutto il tempo dell'incontro...avevo bisogno ancora una volta di lei.

Avevo l'interprete accanto che mi aiutava a capire ciò che veniva detto in quella stanza dato che d'inglese ne sapevo ben poco.

Quando mi presero lì in azienda mi chiedevo come avessero potuto scegliere me come responsabile vendite per l'estero senza una vera conoscenza della lingua straniera.

Gli era bastato sapere e soprattutto constatare che riconoscevo ad occhi bendati tutti i profumi prodotti da loro fino a quel momento. In realtà non riconoscevo solo i profumi ma sopratutto le essenze di cui erano composti .

Mi accorsi ad un certo punto che il fratello del mio ex capo teneva nel suo ufficio una bomboletta di profumo ambientale. Quell'odore di gelsomino mischiato con arancia mi perseguitava dall'ora del rientro in ufficio fino a sera. Era insopportabile. Poi capii perché ci tenesse così tanto. Era la prova inconfutabile che avesse un'amante. La donna in questione era Gilda, la segretaria dell'ufficio amministrativo. In effetti se non avesse usato il profumo ambientale al termine dei loro incontri, avrei scoperto la tresca almeno due mesi prima. Era terrorizzato da me e che potessi scoprirlo e raccontarlo. Quel mio dono era una particolarità scritta sulla mia lettera di referenza sottoscritta dalla mia ex datrice di lavoro, titolare di una grande profumeria di Palermo dove avevo lavorato fino a qualche mese prima.

La ditta per la quale lavoravo aveva creato un profumo, “De l' autre cote de la vie”, proprio quello che stavo cercando di vendere ai mostri americani.

Mi riempirono di così tante domande che dopo 3 ore ero stremata. Per fortuna Mr Brown ricevette una telefonata e la riunione si rimandò al giorno dopo.

Ero libera, da quel momento mi sarei trasformata in una turista. Dovevo solo decidere dove andare. Erano già le 13:45 ed avevo la possibilità' di girare un po' NY.

Pensai che avrei voluto visitare il museo dell'immigrazione, quindi la mia tappa prossima era “ Ellis Island ”. Dovevo dirigermi a Battery Park luogo dal quale avrei poi preso il battello che mi avrebbe portata al museo . Davanti al museo sentivo dentro di me una sensazione di un ricordo, un déjà vu di un'esperienza, sensazioni legate non a me ma al fratello di mio nonno che nei primi del 1900 aveva anche lui messo piede su quella scaletta che dal battello portava all'isolotto. Che viaggio incredibile deve essere stato! Immagino tutti i parenti del nonno al porto di Palermo a salutare il fratello con la paura di non poterlo più rivedere...e non sbagliavano perché non tornò mai più. Ricordo che quando il cuore del nonno si fermò teneva stretto alla mano una coroncina di Rosario e una piccola foto che poi riconoscemmo in zio Saro.

Tornando verso l'hotel con lo stomaco tormentato dai morsi della fame, scorsi sulla strada un ragazzo con un grembiulino e un cappellino rosso che cuoceva qualcosa sulla sua bancarella. Non potevo crederci, finalmente il famoso hotdog era tra le mie mani pronto a farsi assaporare in tutta la sua particolarità. Nel frattempo mi guardavo intorno per capire dove fossi.

Alla fine decisi di prendere un taxi nuovamente per la via del ritorno. Finalmente in hotel. Chiavi in mano. Obbiettivo: camera 1365.

Dopo una bellissima doccia m'infilai dentro al pigiama e grazie al tepore della stanza e alla stanchezza della giornata mi addormentai profondamente, risvegliandomi dopo 3 ore come se fosse mattina. Erano le 23 circa e pensai che mi sarebbe piaciuto scendere al bar a prendere la mia crema di caffè, sperando anche di riascoltare il suono del pianoforte magari prodotto dal mio pianista.

Avevo indossato semplicemente un jeans e una felpa leggera e un paio di scarpe da tennis...i miei capelli erano stati raccolti come tutto quello che avevo vissuto durante la mia giornata. Non c'era nessuno in sala bar e sul piano vi era posata una rosa gialla e una busta da lettera con scritto “ per Siria” . Ero quasi titubante se prenderlo o meno, ma poi mi sono detta < acchiappa, chi="" vuoi="" che="" si="" chiami="" siria="" a="" new="" york?!="">>.

Così con la stessa rapidità di una ladra presi la rosa, la portai al naso inebriandomi di quel profumo che solo una rosa gialla sa rilasciare, poi acchiappai la busta e ne sfilai il contenuto.

“Ciao Bella Siria dal nome strano e tanto italiano come il mio. Spero che questa notte mi aspetterai per suonare qualcosa con te vicino... Andrea".

Ero rossa dall'emozione. Certo che l'avrei aspettato! Intanto prendevo già il mio bicchiere di crema di caffè con ghiaccio. Mi accoccolai sulla solita poltrona di pelle bianca sorseggiando la mia bevanda che sembrava essere diventata afrodisiaca e riempendomi del magnifico panorama della grande mela ancora più bello della prima sera.

Un alito di dentifricio alla menta mi sfiorò da dietro la nuca. < allora="" mi="" hai="" aspettato?="">> ,mi chiese Andrea compiaciuto, mentre mi porgeva la mano come ad invitarmi a seguirlo.

Eravamo già al pianoforte seduti l'uno accanto all'altra, aspettandoci che uno dei due cominciasse a dire qualcosa di intelligente che rompesse il ghiaccio.

>... non finì mai quella frase.

Era senza dubbio un uomo curiosissimo e qualcosa mi attraeva a parte il fatto che era davvero bellissimo. Sentivo già da allora che aveva qualcosa di inafferrabile, indecifrabile...sapevo che sarebbe stato come un salto nel vuoto, ma ero pronta a mettere il dito dentro la torta.

Man mano che si parlava, mi rendevo conto che mi stava accadendo qualcosa di nuovo. Più mi parlava e più eccitava tutti i miei sensi, nonostante non vi fosse alcun contatto fisico. Indossava dei bermuda blu e una camicia a righe che cadeva sui fianchi e un paio di scarpe sportive; al polso portava un orologio tipo Rolex che gli dava il tocco finale per essere irresistibile...sono sempre stata attratta dai polsi maschili con orologi indosso. Quella notte, insieme lì in sala, era stata fantastica, memorabile... ritornai in camera avendo goduto di lui, della sua presenza, delle sue parole, dei suoi accenti a volte francese a volte spagnolo o americano, ma praticamente italiano nel corpo e nella mente.

Parlammo fino a tarda notte, anzi fino alle prime luci del mattino e immaginavo Mr Brown che picchiettava sull'orologio per dirmi che era tardi e che da lì a poco avrei dovuto correre da lui. Alle 11:00 am ero già lì alla Comunity Parfum Word.

4. Capitolo - L'autre cote de la vie

5. Capitolo - Un sogno

7. Capitolo - La scatola

8.Capitolo - L'imprevedibilità

9. Capitolo - Moscacieca

10. Capitolo - Solo vetro

11 Capitolo - Belle anime

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Lelena Pink

La vita é un insieme di colori così come sono fatta io